I corsi di preparazione alla nascita, perché e quale qualità cercarePer lungo tempo la nascita è stata assistita da una donna esperta di parti. Il sapere era per lo più tramandato di generazione in generazione e risultava normale nella vita di ogni donna osservare le madri in travaglio e durante il parto, acquisendo in questo modo più sicurezza e competenze. Da sempre il dolore ha rappresentato l’espressione fisica della paura dell’ignoto nei confronti di questo evento che per ogni donna e per ogni bambino è diverso e non prevedibile. Da qui, fin dalla notte dei tempi, il ruolo principale dell’ostetrica e delle altre donne che seguivano la nascita è stato quello di sostenere la partoriente cercando di alleviarne il dolore: la loro presenza, l’ambiente riservato, le parole amorevoli, i gesti gentili, accompagnavano alla luce il nuovo bambino e la nuova madre. Nel momento in cui il luogo del parto si è trasferito in ospedale, l’evento nascita è stato sempre più isolato: spesso le donne sono accompagnate solo dal marito e non hanno mai visto e vissuto un parto. Da queste premesse nasce l’esigenza delle donne in gravidanza di frequentare un corso di preparazione alla nascita: che spieghi cosa succederà, chi le sarà a fianco, come “gestire il travaglio”. Purtroppo frequentemente, il gestire il travaglio, si tramuta nell’idea di poter controllare il dolore e ci si aspetta delle tecniche speciali per riuscire a contenere la paura dell’ignoto. In realtà, il corso di ACCOMPAGNAMENTO ALLA NASCITA, non vuole insegnare come e cosa fare, ma dare spazio ed espressione per focalizzare insieme quale sia la propria dimensione e quali strumenti ci siano per avere una buona esperienza di nascita, qualunque essa sia. Negli ultimi decenni si è cercato di individuare un metodo preciso, scientifico da imparare e applicare, per lo più basandosi sull’idea di controllare il dolore, il più famoso fra tutti il traning autogeno: un preciso metodo di respirazione per riuscire a rilassarsi durante la contrazione. L’idea di una nascita consapevole però non può avvalersi di questo metodo che porta con sé il concetto di una brava partoriente che ha acquisito un metodo e lo sa ben applicare senza dare nessuna manifestazione del dolore, ma stando ferma e in silenzio senza disturbare troppo. È per questo motivo che la proposta che comincia sempre più ad essere utilizzata si libera completamente da formule ma porta con sé il pensiero della libertà e della scelta. L’attenzione si sposta dal dolore al rilassamento nelle pause promuovendo l’analgesia fisiologica derivante dal movimento, l’utilizzo dell’acqua e la possibilità dell’espressione materna attraverso l’uso della voce. Il paradigma paura-tensione-dolore è la chiave di interpretazione. È risaputo a tutti i livelli che la paura porta con sé tensione, una contrattura del canale del parto e quindi di conseguenza più dolore perché è necessario maggior lavoro per arrivare alla nascita. Il corso vuole cercare di contenere prima di tutto la paura fornendo un’informazione chiara e precisa di che cosa avverrà durante tutto il processo, liberando le coppie dall’immaginario più comune della nascita come evento violento, pericoloso e pieno di difficoltà che solo la medicina può risolvere. Fornire delle esperienze corporee dirette che sostengono la parte più teorica e per preparare il corpo al lavoro del parto: sicuramente quindi un lavoro attivo ma anche spazio al rilassamento e alla possibilità di affinare la propria capacità di lasciarsi andare, a qualunque espressione corporea. Sia essa una posizione non troppo elegante, sia un tono di voce più alto, sia il richiedere attenzione e/o aiuto perché la paura sta avendo il sopravvento. Quindi spiegare alla coppia, che è protagonista assoluta, quali possibilità ci sono di stare consapevolmente nel travaglio e nel parto. Grande importanza deve essere data alla coppia: è ormai impensabile un percorso solo ed esclusivamente al femminile. I papà sono partecipi della gravidanza, del parto e della cura del bambino, quindi il corso deve poter dare spazio anche a loro permettendogli, qualora lo desiderino, di frequentare un certo numero di incontri. Avere un bambino è un viaggio che comincia con il concepimento e passa attraverso la gravidanza e il parto: come ogni bel viaggio ha bisogno di un momento di riflessione e preparazione. |